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Un viaggio dura nel tempo

Emanuela Faiazza

Lo afferma addirittura la scienza: spendere i propri soldi per viaggiare fa bene e rende felici.

Viviamo e ci aggiriamo ormai da anni in una società di consumi in cui ogni bene materiale simboleggia, almeno idealmente, una piccola porzione di felicità che in apparenza potrebbe migliorare la nostra vita. L’ultimo modello di smartphone, la televisione con lo scherma piatto più grande, l’automobile più accessoriata o il computer più all’avanguardia, non rappresentano però i tasselli che compongono il puzzle della vera felicità ma, secondo un recente studio americano, sono solo dei piccoli benefici capaci di donarci un appagamento effimero, inconsistente e soprattutto a breve termine.

Secondo quanto è emerso infatti dallo studio “A Wonderful Life: Experiential Consumption and the Pursuit of Happiness”, pubblicato dal Journal of Consumer Psychology, sono i cosiddetti acquisti esperienziali a garantire un livello alto di soddisfazione e felicità. I viaggi rientrano esattamente in questa categoria per tre motivi fondamentali:

1.    Sono in grado di migliorare le relazioni sociali molto meglio dei semplici beni materiali.
2.    Costituiscono la parte più ampia dell’identità di una persona.
3.    Hanno un minor numero di confronti sociali rispetto all’acquisto di un bene materiale.

Per cui se fino a questo momento abbiamo ritenuto che accumulare beni materiali potesse aprirci la strada verso la felicità, siamo costretti ora a ricrederci. La scienza ha dimostrato che ad assicurarcene una duratura sono le esperienze e i viaggi, così come le attività all’aperto, le nuove abilità e le mostre da visitare. E se siamo indotti a  credere che, visto che una televisione nuova dura più a lungo di una vacanza, allora anche la felicità che abbiamo provato acquistandola durerà più a lungo, siamo proprio fuori pista.

E il motivo ce lo spiega il dottor Thomas Gilovich, professore di psicologia della Cornell University, che ha coordinato il pool di ricercatori dediti a questo studio recente e che da tempo analizza la correlazione tra denaro e felicità.

“Uno dei nemici della felicità è l’adattamento. Compriamo oggetti, cose, per renderci felici. Ci riusciamo anche, ma per poco tempo. Le cose nuove sono eccitanti solo all’inizio, ma poi ci abituiamo a loro. Non sto dicendo che non ci si dovrebbe mai ricompensare con un nuovo vestito o un nuovo computer, ma che i nostri grandi investimenti dovrebbero privilegiare le esperienze che creano ricordi per tutta la vita piuttosto che un oggetto che perderà il suo fattore “cool” in pochi anni”.

Ma allora cosa bisogna fare per prolungare la sensazione di felicità? La risposta è abbastanza semplice: la soddisfazione vera e duratura arriva da acquisti esperienziali come un viaggio in compagnia degli amici o da soli. Un viaggio rappresenta un nuovo capitolo della nostra vita che non solo ci gratifica e ci permette di scoprire altri mondi e tradizioni, ma contribuisce anche a formare parte della nostra identità, lasciando un segno indelebile nelle nostre vite e rendendoci felici a lungo termine.

E sono sempre le parole di Gilovich ad aiutarci a comprendere meglio il concetto:

“Le nostre esperienze sono una parte importantissima di noi, molto più dei beni materiali”.

Le cose materiali potranno anche piacervi molto. Potrete anche arrivare a credere che una parte della vostra identità sia collegata a questi beni, ma in realtà restano sempre separati da voi. Di contro, le esperienze sono davvero parte di noi. Siamo la somma delle nostre esperienze. Investire sulle esperienze garantisce una sensazione di appagamento più duratura perché ci connette agli altri più facilmente, in modo più profondo e ampio.”

Il segreto della vera felicità dunque potrebbe essere legato davvero a una sola parola: Viaggiare. Non abbiate timore allora a investire i vostri soldi per prenotare una vacanza che avete intenzione di fare da tempo e partite senza esitazione. La vita è fatta di esperienze e le esperienze fanno la felicità.

Emanuela Faiazza

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