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Turismo Sostenibile: un modo alternativo di concepire il viaggio

Team TnP

Avete mai provato a digitare su internet la voce “turismo sostenibile” e a verificare che viene fuori addirittura il contributo di Wikipedia? Eravate al corrente dell’esistenza dell’AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile)?

Bene, in questo post quindi proviamo a capire più da vicino di cosa si tratta.

E partiamo subito dalla sua definizione, messa a punto dal UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) che stabilisce come il turismo sostenibile sia quella forma di turismo che “soddisfa i bisogni dei viaggiatori e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”. In buona sostanza rappresenta una visione del viaggio vissuto secondo principi di giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto e riguardo per l’ambiente e la cultura locale. Un atteggiamento che ha lo scopo quindi di favorire una corretta interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.
Nato intorno alla fine degli anni Ottanta, negli ultimi tempi al turismo sostenibile si è affiancato spesso anche l‘Ecoturismo, definito dall’International EcoTourism Societyun modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali”.

Il termine turismo sostenibile è pertanto utilizzato oggi per indicare pratiche di viaggio responsabili.

Pratiche che, secondo quanto riportato da Anna De Simone su Ideegreen.it, siano soprattutto:
Rispettose per l’ambiente.
Etiche e virtuose, ossia attente a non sfruttare un territorio o una cultura.
Sostenibili economicamente per il popolo ospitante.
Incentrate su un interesse socio-culturale, ossia l’intero viaggio deve svolgersi non solo nel rispetto ma anche nell’interesse della popolazione autoctona.

Mettendo ora da parte la definizione teorica e i concetti chiave, vediamo in termini puramente pratici che cosa significa turismo sostenibile e quali fattori entrano in gioco, sempre secondo l’analisi di Anna De Simone:
Modalità di trasporto: coprire brevi distanze valutando di viaggiare in treno o in bicicletta, di utilizzare i mezzi pubblici o di noleggiare veicoli elettrici.
Soldi spesi bene: preferire strutture ricettive che impieghino personale del posto e spendere i propri soldi presso aziende locali in modo da migliorare effettivamente l’economia del luogo fornendo un contributo reale.
Tutela ambientale: viaggiare con consapevolezza e coscienza, provando a scegliere quelle strutture interessate a proteggere e a valorizzare habitat e biodiversità locali.
Rispetto della cultura locale: riconoscere l’importanza e la centralità della cultura di un luogo per apprezzarne usi, costumi e credenze, spesso differenti dalla propria.
Impiego razionale delle risorse naturali: imparare a ridurre, riutilizzare e riciclare anche durante un viaggio o una vacanza.

Se da un lato potrebbe apparire difficoltoso affrontare e vivere un viaggio tenendo conto di tutti questi fattori, dall’altro le statistiche smentiscono questa sorta di timore. A quanto pare infatti sono sempre più numerosi i viaggiatori interessati alle vacanze all’insegna della sostenibilità e del turismo responsabile. E ovviamente l’Italia non è da meno. Con il suo ricco bagaglio di storia, arte e cultura enogastronomica, conserva beni naturalistici di immenso valore, rappresentati da profonde vallate, grandi laghi, vulcani ancora attivi, sentieri incontaminati, splendide coste, vigneti, colline e tanto altro ancora. In uno scenario del genere dunque la cultura del turismo sostenibile non poteva che trovare terreno fertile.

In Italia il turismo sostenibile ha la preziosa capacità di condurre il viaggiatore alla scoperta delle realtà rurali del nostro paese. Non solo quindi città d’arte, chiese, musei e monumenti, che restano comunque la principale attrazione, ma anche vaste aree di interesse naturalistico e località meno note che hanno tanto da offrire e proporre. E l’obiettivo del turismo sostenibile è racchiuso proprio in questo: invogliare i visitatori a esplorare qualcosa di nuovo, a sostenere l’economia delle piccole comunità locali e ad apprezzare gli autentici stili di vita nostrani. Cresce così il valore del prodotto tipico, della ristorazione a Km zero, degli alberghi diffusi e della cultura autoctona che riesce così ad attirare turismo anche lontano dai periodi di alta stagione.

Sarebbe sbagliato allora affermare che il turismo sostenibile è l’unico modo, o uno dei pochi, in grado di preservare l’ambiente permettendone la godibilità anche ai viaggiatori futuri? Forse no, se si pensa adesso a ciò che significa realmente.

Emanuela Faiazza

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