La bicicletta: turismo e passione

Team TnP

Una decina di giorni fa mi è capitato, nel corso di un festival cinematografico a Torino, di vedere un documentario realizzato da Francesco Melloni ed Elena Diana, due giovani e validi filmmakers che si stanno affermando a poco a poco nel panorama delle opere documentaristiche italiane. Il titolo era questo: “Why Do We Bike?” – “Perché andiamo in bicicletta?”. E l’intero lavoro cercava di rispondere a una domanda piuttosto semplice: cosa spinge così tante persone di età, culture e professioni diverse tra loro a partire per un viaggio in bicicletta, da soli o in compagnia, alla volta di mete anche molto lontane? Per cercare di rispondere a un quesito del genere è nato questo vero e proprio road movie che ha attraversato l’Europa, dall’Italia alla Norvegia, e che ha dato vita a un mosaico di incontri e di esistenze differenti per chiarire i dubbi e scoprire i progetti delle tante persone comuni che hanno trovato proprio con le due ruote la loro strada. Nel tentativo di fuggire da una realtà che poco si adatta ai loro desideri o, più semplicemente, alla ricerca di un modo di vivere e sentirsi più liberi. Ed è così, quasi per caso, che mi sono imbattuta in questa nuova tendenza che si chiama Cicloturismo.

Che cos’è il cicloturismo

È innanzitutto un modo di viaggiare divertente e adatto a tutti, e nonostante i più pigri o gli scettici, sono molti oggi gli appassionati che considerano la vacanza in bicicletta il modo migliore per viaggiare. Sia che si tratti di brevi escursioni domenicali o di lunghe vacanze, il cicloturismo è sempre più un fenomeno di massa con protagonisti di tutte le età: giovani, famiglie con bambini, anziani. Le motivazioni sono svariate e molteplici: da un punto di vista etico si viaggia a impatto zero e senza danneggiare l’ambiente; da un punto di vista salutare si fa del gran bene al proprio organismo dal momento che si stimola la circolazione sanguigna e si migliora il metabolismo. Ed è esattamente con questo spirito che si può svolgere un viaggio in bicicletta riscoprendo se stessi in un profondo contatto con la natura e con la propria forza fisica, per allontanarsi dalla solita routine quotidiana e cercare nel silenzio e nel proprio respiro il ritmo dell’ambiente che ci circonda. La bicicletta, mezzo di locomozione economico – ecologico – polivalente, diventa così la regina del territorio da esplorare, attraverso strade dedicate a chi ama pedalare e a chi sceglie una forma pulita e responsabile di fare turismo.

Chi decide di viaggiare in bicicletta si pone in netta contrapposizione con il turista frenetico e impaziente. E questo non accade per la durata del soggiorno ma piuttosto per il modo di raggiungere il luogo prestabilito. Il cicloturismo infatti permette di viversi la vacanza per tutto il tragitto poiché non conta solo la meta ma l’intero viaggio: dal punto di partenza fino alla destinazione decisa si possono inserire tutte le tappe intermedie del caso, godere dei paesaggi in una maniera innovativa e stabilire facilmente delle relazioni con le persone che si incontrano strada facendo. Ed ecco allora che questo tipo di turismo assume le forme che più valorizzano il contatto tra popoli e culture diverse nel pieno rispetto dell’una e dell’altra. E, come branca del comparto turistico, il cicloturismo può contribuire, da un punto di vista economico, al rilancio di piccole realtà locali e alla salvaguardia del patrimonio naturale.

L’opinione di Marc Augè

Marc Augè, etnologo e antropologo di indubbia fama, nel suo libro intitolato “Elogio della bicicletta” racconta come, sul finire degli anni ’40, la bici era un mezzo di trasporto comune per i lavoratori e, in un certo senso, un elemento di racconto collettivo. Per Augè andare in bicicletta è il passato che ritorna, è qualcosa che non si dimentica, che rimane impressa dentro di noi e che riaffiora ogni volta che ci saliamo sopra. Ci permette di riappropriarci dello spazio, del tempo e

delle relazioni umane in un periodo storico in cui la tecnologia e le abitudini le rendono sempre più aride e anonime. Ci consente di sviluppare una sensibilità ecologica o ambientalista e di stimolare allo stesso tempo il nostro istinto ludico dal momento che la bici induce a fare moto nel più totale divertimento. Ci fa scoprire o riscoprire la propria città, il proprio paese e le sue zone limitrofe, campagna o mare che sia.

E siccome io mi fido delle parole di Marc Augè, proverei a questo punto a scoprire davvero che cosa significa vivere un viaggio in bicicletta.

Emanuela Faiazza

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