Italia

Il cibo da strada che sa di casa nostra

Team TnP

Dallo street food al fast food tante sono ancora le bontà della tradizione che da sempre si gustano tra le vie delle città italiane

La cultura del cibo e l’amore per la buona tavola impongono talvolta a noi italiani il ripetersi di riti ben cadenzati finalizzati a consumare i pasti principali della giornata comodamente seduti: raramente ci capita o ci si immagina di desinare in assenza di tovaglia, posate e quant’altro.

Eppure il nostro panorama culinario risulta ricchissimo di pietanze da consumare en passant, senza troppe pretese di forma: l’occasione giusta spesso ci viene offerta quando siamo in viaggio, magari attratti dai profumi che si insinuano tra i vicoli e che possono condurci alla scoperta, o riscoperta, di qualcosa di gustoso, veloce e genuino.

Negli ultimi anni, vinto dalla crisi, il viaggiatore si è visto costretto a ripiegare su pasti frugali e rimediati alla buona, facendo aumentare l’offerta di punti di ristoro low cost, dove con pochi euro ci si riempie la pancia di pizza, kebab, hamburger o altro ancora che non hanno nulla a che vedere con la buona alimentazione, la tradizione (anche di altri paesi) o la scelta accurata degli ingredienti.

Ma il palato esperto, quello curioso o anche quello consapevole non si lascia irretire nelle maglie dello junk food e sfrutta l’occasione di trovarsi in viaggio per concedersi un ristoro originale che sia anche tipico delle usanze della zona che sta visitando; qualcosa che non può trovare vicino casa sua, proprio come quel mare cristallino, quell’anfiteatro romano o quella splendida cattedrale che ammira mentre gusta le prelibatezze del territorio.

Quindi, oltre alle buonissime pizze che avrete sicuramente divorato passando per Roma o Napoli, le croccanti fritturine di pesce che avrete apprezzato su ogni litorale italiano, se avete voglia di qualcosa di particolare e straordinario che vada ben oltre un, seppur buonissimo, panino con la mortadella, ecco qualche consiglio per osare, soprattutto se non l’avete mai assaggiato:

·       Pane ca’ meusa: siete a Palermo e potete scordare per un attimo il mare e dedicarvi alla carne nella zona del mercato della Vucciria. Le interiora di vitello (milza e polmone) cotte in grossi pentoloni finiranno dentro un morbidissimo panino intinto nel sugo di cottura che alla fine leccherete sicuramente dalle punte delle vostre dita. Due le varianti: schettu, semplice con una spruzzata di limone, o maritatu con una spolverata di caciocavallo o ricotta. Se dovesse sembrarvi una scelta troppo hard ripegate sulle panelle, frittelline di farina di ceci servite sempre in un panino.

·       Arrosto di cavallo: se i problemi etici non vi fanno desistere mentre passeggiate per Catania, assaggiate la carne di cavallo grigliata in strada dalle macellerie divise per famiglia, da gustare senza forchette, “arrusti e mancia”. Scoprirete che per l’equino ogni taglio è adatto alla griglia perché, come dicono da quelle parti, “cavaddu curri, u viteddu zappa”.

·       Bombette di Cisternino: in provincia di Brindisi si mangia anche nelle macellerie dove si servono questi involtini di capocollo di maiale ripieni di prosciutto e formaggio locale. Morbidi e succosi perché cotti allo spiedo con il riverbero del fuoco, non sulle braci.

·       Trippa: a Napoli la tradizione salva e rivaluta i tagli meno nobili ed è possibile farsi un cartoccio (cuppitiello) con trippa, sale e limone da gustare in strada. Avete certo già mangiato la pizza da queste parti? Ok, allora assaggiate la pizza fritta dei chioschetti in giro per i vicoli.

·       Lampredotto: a Firenze si torna a parlare di interiora e lo stomaco di bovino, sgrassato e cotto per ore, viene servito in un panino con una salsa verde molto speziata o dell’olio piccante. Un pasto unico e sostanzioso da provare seduti sul Lungarno.

·       Arrosticini: in tutto il territorio dell’Abruzzo troverete questi splendidi spiedini di carne di pecora ormai noti in tutto il mondo. Basta una fetta di pane casereccio e un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo e il gioco è fatto. Per chi volesse osare ci sono anche quelli di fegato. Indimenticabili.

·       Porchetta: se siete in Umbria, Lazio o Abruzzo basta fermarsi presso i furgoni ai bordi della strada o approfittare di qualche festa paesana per un panino con la porchetta di maiale al forno, servita calda e tagliata grossolanamente. Non dimenticate di chiedere di inserire un pezzetto di cotenna, la crosta, per meritare il rispetto dell’ambulante.

·       Piadina: diffusa ancor più degli arrosticini, è il simbolo del take away dell’Emilia Romagna. Se siete sulla costa troverete di sicuro il meglio nei caratteristici chioschi ricolmi di ogni ben di dio.

Nell’entroterra emiliano dirigete l’attenzione sullo gnocco fritto o sulle tigelle: si sposeranno a meraviglia con i fantastici salumi dell’Emilia.

·       Focaccia ligure: l’essenziale quanto deliziosa “fugassa” è il classico spuntino che a Genova si può fare a qualsiasi ora. Sarà lei a trovarvi, seguite solo il suo profumo tra i carrugi.

Sempre in zona non perdete la focaccia di Recco: impasto senza lievito cotto al forno, farcito esclusivamente con formaggio ligure. Goduria a Km zero.

·       Gofri: dolce o salato? Non importa, su queste cialde del Piemonte potete farvi mettere dai formaggi agli insaccati fino al cioccolato o la marmellata. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

·       Cichetti: a Venezia ci si sfama di gusto nelle tipiche osterie (bacari) con una vastità di offerte che ricorda le tapas spagnole. Non dimenticate il vino bianco.

·       Buffet Triestino: nei dintorni di Trieste si avverte il clima continentale anche nel pasto fuori casa; insieme ad una bella birra potrete ristorarvi con panini al wurstel e crauti oppure optare per i bolliti di carne.

Sicuri del fatto che sia superfluo citare le olive ascolane, i panzerotti fritti di Milano, i supplì di Roma o la farinata del litorale ligure/toscano o torinese, speriamo che l’appetito “che vien leggendo” vi porti a scoprire i tesori culinari dello street food italiano.

Buon appetito e… sporcatevi le mani!

 

Pierluigi Aielli

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